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I sette vizi capitali tra riflessione e materia: a Mottola l'installazione di Mafalda Greco

a Mottola l'installazione di Mafalda Greco a Mottola l'installazione di Mafalda Greco © da comunicato stampa

Dal 14 al 22 marzo, nel Cappellone del Sangue Sparso della Chiesa del Carmine di Mottola, l'installazione Atto di colore rilegge i sette vizi capitali attraverso il linguaggio della confessione intesa come genere umano e letterario.

L’opera, presentata dalla confraternita Maria Santissima del Monte Carmelo e Purgatorio, sarà visitabile ogni giorno dalle 9 alle 19, proponendosi come un percorso di arte contemporanea a carattere penitenziale che libera le categorie del peccato da una lettura esclusivamente religiosa per restituirle a una dimensione universale.

L’inaugurazione è fissata per sabato 14 marzo alle 19:30 e si inserisce nel programma degli eventi quaresimali della confraternita e nella rassegna Mottola città del rito. L’ideatrice del progetto è Mafalda Greco, studiosa di Scienze religiose con una specializzazione in Storia della Filosofia, la cui ricerca artistica si muove costantemente tra la scena teatrale e le arti performative, indagando il legame profondo tra corpo, pensiero e spazio.

Il senso dell'operazione risiede nel superamento del concetto tradizionale di espiazione. Come suggerisce il titolo stesso, l'opera si pone in un dialogo serrato con la preghiera dell’«Atto di dolore»: laddove la tradizione secolare invoca il pentimento come sofferenza, l'installazione propone invece una trasformazione. «L’atto non è più dolore, ma colore. Non negazione, ma rivelazione», spiega il materiale di presentazione dell'evento, sottolineando il passaggio da una visione punitiva a una trasformativa dell'animo umano.

L’architettura dell’opera è composta da un anello metallico sospeso, dal quale discendono sette teli di colori differenti, ciascuno dei quali è associato simbolicamente a un vizio capitale. Questi elementi tessili formano un cilindro attraversabile, uno spazio raccolto e immersivo in cui il visitatore è invitato a entrare. Al centro della struttura, un inginocchiatoio essenziale richiama visivamente il gesto della confessione, ma lo svincola dalla sua funzione liturgica per trasformarlo in un dispositivo di introspezione laica e collettiva.

L’installazione di Greco punta dunque a trasformare lo spazio sacro in un luogo di analisi antropologica e sociale, dove il colore diventa lo strumento per decodificare le fragilità umane in una prospettiva di rinascita dei sensi.

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