Buona sanità, due genitori di Castellaneta raccontano: «Grazie per aver salvato il nostro bambino»

Cronaca
visibility14729 - lunedì 17 settembre 2018
di Dario Benedetto
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Il Santissima Annunziata di Taranto
Il Santissima Annunziata di Taranto © Web

«A voi dobbiamo la vita di nostro figlio, la nostra vita stessa».

Comincia in questo modo la lettera scritta da Luigi e Valeria, una coppia di genitori di Castellaneta che qualche giorno fa ha dovuto fare i conti con un problema importante riscontrato al loro bimbo di soli 6 anni.

«All’alba del 15 settembre - scrivono i due genitori - nostro figlio smette di respirare, le sue dita si fanno livide e le sue guance perdono il loro tipico colore roseo.

Con lucidità contattiamo il 118, ricevendo tempestivamente i soccorsi: un'ambulanza proveniente da Laterza (paese più vicino), al cui interno un medico, capace di reagire con prontezza e di fornire al nostro piccolo le prime e provvidenziali cure.

Poi la corsa con codice rosso verso Taranto, direzione Pronto Soccorso del Santissima Annunziata, dove ci attende un altro medico: il dottor Giordano Nardin.

Il dottor Nardin, appartenente all'equipe del dottor Cacciapaglia, esclude diverse ipotesi e giunge con estrema sicurezza alla sua diagnosi, ricoverando il bambino (ora fuori pericolo di vita ndr) nel reparto di Pediatria».

Luigi e Valeria si fanno coraggio a vicenda, raccontano la loro storia e scrivono al direttore generale della Asl di Taranto, l'avvocato Stefano Rossi.

La loro è una semplice lettera di ringraziamento: «Quando un genitore vede suo figlio soffrire - si legge nel testo - entra in un tunnel silenzioso, in cui il tempo si dilata e tutto perde di significato; hai paura perché di fronte a te c’è l’ignoto, perché non sai.

La memoria e l’indole umana ci spingono a ricordare gli eventi tragici con un pathos maggiore, ma oggi sentiamo il dovere di contraddire questa nostra acre condotta.

Il medico è l’anello di congiunzione tra la malattia e la cura: non fornisce soltanto un’attenta diagnosi quanto una attitudine di fronte alla difficoltà, una punta di coraggio che ti risolleva quando cominci a piegarti.

Grazie per aver salvato la vita al nostro bambino. Ringraziamo voi medici per aver studiato con fermezza in gioventù ed avere unito le vostre conoscenze, lo spirito di squadra e un profondo amore per la vostra professione.

Queste vostre virtù hanno fatto in modo che noi, all’alba del 15 settembre, siamo diventati vostri profondi ammiratori ed estimatori, confermando che il prestigio di un ospedale è determinato da chi lavora al suo interno.

Abbiamo deciso di render nota questa nostra storia perché crediamo che le buone notizie debbano avere diritto di cronaca».