CastStory: il nuovo Municipio

Aurelio Miccoli CastStory
visibility723 - ViviWebTv - venerdì 12 aprile 2019
Quando fu realizzato il nuovo Municipio il vecchio monumento ai Caduti ancora esisteva
Quando fu realizzato il nuovo Municipio il vecchio monumento ai Caduti ancora esisteva ©

Nel febbraio del 1954 cominciarono i lavori per la costruzione della Casa Comunale nel Parco della Rimembranza. Ovviamente fu necessario abbattere molti dei pini che costituivano la Rimembranza e la cosa provocò vivaci proteste che pian piano furono tacitate.

Il progetto era stato voluto anni prima dal sindaco on. Gabriele Semeraro e affidato al tecnico comunale ingegnere Vero Terrusi in collaborazione con l’ingegnere Pietro Catalano: prevedeva come da richiesta “una ventina di grandi ambienti, oltre gli accessori, da far sorgere sul suolo Largo del Principe, da tempo prescelto per tale costruzione”.

Portato il 14 novembre 1948 in Consiglio Comunale generò ancora una volta un vivace dibattito fra i consiglieri molti dei quali consigliavano un altro sito “lasciando tale Largo a disposizione per le necessità che sorgono in occasione di feste locali, nonché per le necessità del mercato settimanale che si vorrebbe incrementato con l’affluenza di prodotti dell’agricoltura”.

Tuttavia in quella seduta il progetto fu definitivamente approvato.

La tormentata vicenda della nuova Casa comunale ebbe fine con l’inaugurazione della stessa il giorno il 26 agosto 1956, alle ore 17.00. Toccò al sindaco in carica, prof.ssa Maria Privato Rochira programmare la nuova inaugurazione e uno dei primi invitati fu il Prefetto di Taranto. “La nuova Casa comunale – scriveva sulla lettera di invito la prof.ssa Rochira il 18 agosto 1956 – è realizzazione dell’Eccellenza Vostra ed è bene che ad entrarvi per prima, dopo la benedizione, sia appunto V.E.

Il completamento dell’opera fu considerato un traguardo particolarmente ambizioso che la prof.ssa Maria Privato Rochira intese condividere con tutti i componenti dell’Amministrazione ai quali scriveva: “Il 26 c.m., alle ore 17.00, il Prefetto con l’on. Semeraro verranno ad inaugurarla. Non ci saranno grandi manifestazioni, ma per quel poco che la Giunta ha stabilito di farsi, desidero che voi vi partecipiate personalmente e mi siate da vicino più di qualunque altra personalità”.

Qualche anno più tardi, nel 1959, il nuovo sindaco on. avv. Gabriele Semeraro volle abbellire la piazza facendo fuori quasi tutti i pochi pini rimasti. Anche questa volta reiterate proteste (per l’abbattimento degli alberi) tacitate dalla promessa di dare una nuova sistemazione soprattutto sostituendo il “cadente monumento ai Caduti” con uno più bello e facendo balenare l’idea di spostare il Parco “in altro sito più spazioso al fine di piantare tanti alberi per quanti sono i caduti di tutte le guerre di Castellaneta”.

Ad ogni modo la nuova piazza lasciò “dietro di sé il ricordo della vecchia sistemazione”. Fu abbassato il livello del vecchio parco “con conseguente abbattimento dei vecchi pini” e si provvide alla pavimentazione dell’intera piazza mentre l’Anas si occupò del tratto prospiciente via Roma. In quella stessa occasione fu ampliata la Casa comunale, aggiungendo alla costruzione da poco realizzata il corpo di fabbrica retrostante, quello prospiciente via Salvo d’Acquisto, necessario per ospitare nuovi uffici e scuole. Sul fronte anteriore destro fu sistemato il nuovo Monumento ai Caduti di tutte le guerre, realizzato dall’artista prof. Sergio Sportelli che progettò i tre corpi di cui si compone, i bassorilievi ed il gruppo bronzeo.

Dopo cinquant’anni infine, nel 2012, anche quei pochi pini che erano sopravvissuti (e alcuni sembravano dei vigorosi esemplari) sono stati eliminati. Per far posto ad un generoso massetto di cemento con tre magnolie laterali e due carrubi contrapposti.

In ogni caso, come la storia ci dimostra, l’impegno di spostare il Parco “in altro sito più spazioso” (soluzione che in quel momento consentiva di aggirare il problema) è stato disatteso negli anni successivi. Insomma l’idea del Parco è passata in cavalleria.

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