Marina di Ginosa
L’approvazione del Piano comunale delle coste non è necessaria per il corretto svolgimento delle gare pubbliche, e l’amministrazione comunale di Ginosa è legittimata a procedere all’assegnazione delle nuove concessioni dei lidi balneari.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, depositando otto sentenze che ribaltano la precedente decisione del Tar di Lecce e confermano la correttezza dell’operato del Comune guidato dal sindaco Vito Parisi rispetto alle nuove assegnazioni delle aree demaniali.
A darne notizia per prima è stata stamattina la Gazzetta del Mezzogiorno, rendendo noto che il massimo organo amministrativo ha chiarito che l’approvazione del Piano regionale delle coste costituisce il «presupposto necessario e sufficiente per ammettere il riavvio dell’attività concessoria, da parte dei Comuni». Poiché in Puglia lo strumento regionale è in vigore da tempo, l’adeguato livello di dettaglio dell’attuale piano pugliese, unito al progetto di Piano delle coste di Ginosa, «ha consentito al Comune di individuare adeguatamente e legittimamente tutti i lotti da concedere».
I magistrati hanno dunque ritenuto le aree selezionate dalla giunta Parisi perfettamente conformi alle norme imposte dalla Regione Puglia.
Rispondendo alle contestazioni sollevate da diverse società, i giudici hanno inoltre precisato che il termine massimo del 30 giugno 2027 per la proroga ai vecchi concessionari si applica solo se le amministrazioni non hanno ancora avviato le attività di gara.
Nel caso di Ginosa, difeso dall’avvocato Giuseppe Misserini, le procedure sono già partite e risultano pienamente legittime. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, «il termine massimo di legge per la proroga dei rapporti in essere non può giammai essere invocato al fine di paralizzare l’assegnazione di una concessione all’esito di una procedura di gara» che sia stata avviata prima della scadenza del giugno 2027 e conclusa in tempo utile per instaurare il nuovo regime concorrenziale.
La decisione include anche un elogio per l’ente ginosino, che ha «finalmente e celermente» dato seguito all’obbligo di indire i bandi per le nuove assegnazioni, anticipando gli effetti delle direttive dell’Unione Europea e delle precedenti sentenze dello stesso Consiglio di Stato senza aggirare la legge.
Per i vecchi concessionari che non otterranno un nuovo titolo, il provvedimento parla chiaro: l’unica strada è quella di «rilasciare l’area, attualmente occupata, senza giovarsi in alcun modo della proroga “tecnica”».
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