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il caso della Casa di comunità: Avs punta il dito contro i ritardi nell’apertura

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Il segretario mottolese di Alleanza Verdi e Sinistra, Antonio Greco, ha chiesto formalmente alla direzione generale della Asl la conferma ufficiale dell'abitabilità della “casa di comunità”, esortando al contempo i medici di medicina generale e l’amministrazione comunale a chiarire le proprie posizioni rispetto a un’attivazione che appare ancora ferma nonostante il completamento dei lavori.

La questione nasce a seguito di un sopralluogo effettuato lo scorso 19 febbraio dalla delegazione politica insieme al direttore del distretto 2, Gianrocco Rossi, durante il quale è stato constatato che l’edificio è pienamente operativo e dotato di tutti i servizi necessari, dagli ambulatori per la medicina generale a quelli infermieristici, fino alle aree diagnostiche per senologia, mammografia ed ecografia.

Nel resoconto diffuso dalla sezione politica viene evidenziato come l’azienda sanitaria sembri aver adempiuto ai propri compiti organizzativi e strutturali, accogliendo le richieste logistiche dei medici, eppure la casa di comunità di Mottola rimarrebbe esclusa dalla rete dei servizi territoriali mentre realtà limitrofe come Statte e Massafra procedono secondo i cronoprogrammi. Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti di avs, un investimento pubblico finanziato con risorse nazionali ed europee non può restare inutilizzato per quelle che definiscono «resistenze organizzative o logiche corporative», sottolineando che se la struttura non apre qualcuno deve assumersene la responsabilità davanti alla cittadinanza. Il testo rimarca che la struttura sarebbe pronta a garantire la presa in carico dei pazienti cronici e la prevenzione di patologie complesse, contribuendo a decongestionare i pronto soccorso, ma l'attuale stallo imporrebbe una presa di posizione netta da parte dei medici di famiglia per dimostrare che «nessuno sta sabotando la casa della comunità».

La denuncia si conclude con un sollecito all'amministrazione comunale affinché agisca a tutela del diritto alla salute, ribadendo che «ogni ulteriore ritardo sarà una responsabilità politica chiara e nominativa» e che, in assenza di risposte concrete, il silenzio non sarà più considerato accettabile per una comunità che attende l'attivazione immediata di un presidio sanitario già terminato.

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