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Il contadino che votò la Repubblica: i 102 anni di Vito Passarelli, memoria vivente del 1946

Il laertino Vito Passarelli Il laertino Vito Passarelli

A Laterza c'è ancora chi ricorda perfettamente il referendum che ottant'anni fa cambiò la storia d'Italia. Si chiama Vito Passarelli, ha 102 anni ed è uno degli ultimi testimoni diretti del voto del 2 giugno 1946.

Come raccontato da Andrea Carbotti su Zeta, all'epoca Passarelli aveva 23 anni. Quella mattina lavorò nei campi come faceva ogni giorno, poi la sera raggiunse il seggio e votò per la Repubblica. Una scelta maturata dopo gli anni della guerra e della prigionia. «Dopo quello che avevamo passato in guerra, eravamo stanchi del re», ha ricordato.
Il signor Passarelli era stato arruolato nel Regio Esercito e, dopo l'armistizio, trascorse due anni in Germania come prigioniero. Tra i ricordi rimasti più vivi ci sono la fame e le privazioni: «Abbiamo cucinato le bucce di patate e le briciole di pane», ha raccontato.

Contadino per tutta la vita, Passarelli continua a custodire quella memoria in appunti scritti a mano. Pagine nelle quali annota episodi, nomi e frammenti di un'Italia ormai scomparsa: le lunghe giornate nei campi, la povertà del dopoguerra e la lenta ricostruzione del Paese dopo il conflitto.

Quando tornò a casa, la sua comunità scelse in maggioranza la monarchia. Lui invece votò per la Repubblica. Una decisione che continua a rivendicare ancora oggi.

E a distanza di ottant'anni da quel referendum, Vito Passarelli continua a fare ciò che fece il 2 giugno del 1946: partecipare alla vita democratica del Paese, come ha dimostrato lo scorso 24 maggio si è recato alle urne per le elezioni comunali di Laterza.

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