Inaugurazione dello "Spazio Neutro" dedicato a Roberto Bellinvia. Le parole di don Michele Quaranta

Don Michele Quaranta Don Michele Quaranta © ViViWebTv

«Perchè neutralità non è estraneità ma inclusione».

Queste le parole di don Michele Quaranta in occasione della cerimonia di inaugurazione dello "Spazio Neutro" dedicato a Roberto Bellinvia che è avvenuta ieri (clicca qui per rileggere l'articolo).

«La scelta di denominare questo luogo e servizio "Spazio Neutro" - ha spiegato don Michele Quaranta - non equivale a chiamarsi fuori da quella necessaria e inderogabile responsabilità che interpella i membri della comunità civica, politica ed anche ecclesiale, a tentare di mediare, provando a conciliare, ad avvicinare ed a comporre attraverso il dialogo quanti, in un clima di conflittualità relazionale, si sono duramente scontrati ed allontanati, anche - e ho contezza di dire - in seno alla stessa famiglia, che per antonomasia dovrebbe essere la ‘dimora della comunione e dell’amore’.

Il mio essere qui stamani in qualità di parroco, rende visibile ed eloquente la prossimità della chiesa locale presente sul nostro territorio, che dichiara a tutti gli astanti la piena e totale volontà a pensare, progettare e cooperare con ognuno in tal senso.

Pertanto “neutralità”, in questo caso, non equivale a distacco, a presa di distanza o ad indifferenza: atteggiamenti che producono non curanza e, di conseguenza, negligenza, ma ad assumere una posizione di parte, che è la parte dell’innocente, del più debole e indifeso.

Anche a motivo di tanto, questo luogo non poteva che essere dedicato al caro Roberto Bellinvia, di cui ho potuto godere dell’amicizia profonda e sincera.

Dedicato a Roberto che ha speso la sua breve ma intera esistenza a raggiungere e supportare generosamente quanti erano nel disagio e bisognosi di mediazione e di aiuto.

Dedicato a Roberto che, da marito e padre, ha consacrato l’intera sua esistenza per il bene della famiglia.

Dedicato a Roberto che ha amato i bambini, i suoi bambini, con tutto se stesso e molto più di se stesso: don Michele, chiudendo gli occhi sulla terra, sento di avere una sola colpa: quella di lasciare orfani i miei figli, di non poter essere più accanto a Riccardo e Bianca. Sono state queste le parole che mi ha consegnato nell’ultima telefonata, poco prima di morire.

Caro Roberto, oggi la tua paternità, grazie a questo servizio che la tua sposa e la sua, la tua famiglia hanno voluto sostenere nel ricordo del tuo nome, si allarga ed abbraccia molti altri figli, verso i quali ti chiedo di intercedere dal Paradiso in cui sei, perché abbiano pace, serenità e sicurezza di vita».

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