Municipio - Massafra
Quattro candidati alle ultime elezioni amministrative di Massafra sono accusati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico per aver omesso di dichiarare condanne definitive superiori ai due anni di reclusione al momento della presentazione delle liste.
La notizia, resa nota sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno di stamane, emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato nei giorni scorsi dal pubblico ministero Isceri, titolare del fascicolo coordinato con l’attività investigativa della Digos di Taranto.
Sotto la lente della magistratura sono finiti Alessandro Albanese e Stefano Vinci, entrambi schierati con l'Unione di Centro, Giovanni Scialpi, candidato per Massafra Libera, e Fernando Semeraro, il cui nome compariva nella lista Costituente di centro per Massafra.
Il quadro delineato dagli inquirenti riguarda la violazione degli obblighi dichiarativi previsti per chi aspira a una carica pubblica, poiché la presenza di pene definitive oltre la soglia dei 24 mesi costituisce una condizione ostativa all'eleggibilità.
Tre degli indagati, nello specifico Albanese, Vinci e Scialpi, facevano parte della coalizione a sostegno di Giancarla Zaccaro, attuale sindaco di Massafra, mentre Semeraro correva tra le fila della coalizione guidata dallo sfidante Domenico Losavio.
Tra i coinvolti, lo ricordiamo, la posizione di Albanese aveva assunto un rilievo particolare durante la fase post elettorale: forte di un ottimo risultato conseguito alle urne, era tecnicamente pronto a fare il suo ingresso nell'assise cittadina ma rimase escluso dal consiglio comunale proprio a causa delle verifiche condotte dall’ufficio elettorale (clicca qui per rileggere il pezzo). Una posizione chiarita poi pubblicamente dallo stesso Albanese (clicca qui per rileggere l'articolo).
Con la chiusura dell'inchiesta, ora i 4 indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o richiedere un interrogatorio dinanzi al pubblico ministeroper esporre le proprie ragioni, prima che la procura decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l'archiviazione del procedimento.
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