Da carabiniere a prigioniero di guerra: Mottola festeggia i 100 anni di Vincenzo Marra

Cronaca
visibility2821 - mercoledì 14 ottobre 2020
di Andrea Carbotti
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Gli auguri dei carabinieri a nonno Vincenzo
Gli auguri dei carabinieri a nonno Vincenzo ©

Traguardo storico per il mottolese Vincenzo Marra, che ieri ha spento 100 candeline.

Marra, infatti, nacque il 13 ottobre 1920 a Mottola, dove vive attualmente in una casa di sua proprietà. Proprio nella sua abitazione, ieri ha festeggiato il secolo di vita con parenti, amici e il sindaco Giampiero Barulli.

Ma in particolare, lo hanno festeggiato i carabinieri: nonno Vincenzo, infatti, può vantare una parentesi nell'Arma, con la quale ha partecipato alla seconda guerra mondiale.

Arruolato alla vigilia del conflitto, il giovane carabiniere fu spedito per tre anni al porto di Durazzo, in Albania, all'epoca sotto il protettorato italiano.

Dopo il proclama Badoglio e l'armistizio con gli americani, Marra subì la stessa sorte di altre migliaia di militari: catturati e deportati sui carri bestiame verso i lager tedeschi, proprio come animali.

Finito in un campo di prigionia, fu costretto a costruire ferrovie e strade della Germania nazista, e al termine della guerra ritornò a piedi a Mottola.

Un'esperienza che ha profondamente influenzato anche il resto della sua vita: date le dimissioni dall'Arma, si impiegò fino alla pensione nella Marina Militare, questa volta come civile.

Ma il nonno trema ancora quando sistema gli alamari sulla divisa dell'associazione nazionale carabinieri: insomma, è ancora uno di loro.

Per questo a casa sua sono arrivati il colonnello Luca Steffensen, comandante provinciale dell'Arma, e il luogotenente Leonardo Carucci della stazione di Massafra. Oltre, ovviamente, ai suoi colleghi in pensione, con il coordinatore provinciale di Taranto Antonio Putignano.

Il "nonno carabiniere" Vincenzo Marra, vedovo di Nicoletta Chiarelli dal 2017, ha due figli: Piero e Michele, che per tradizione di famiglia è un generale dell'esercito, ormai in pensione. Nel 2011, ha pure ricevuto la medaglia d'onore ai cittadini italiani deportati.

L'uomo, raccontano i familiari, ha uno stile di vita molto moderato, pur senza rinunciare a qualche piacere. Dunque tanti auguri, giovanotto.

Andrea Carbotti