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Commemorando il Sacco di Castellaneta

street art sul Sacco a cura di "Aracnea Centro Culturale ed Artistico" street art sul Sacco a cura di "Aracnea Centro Culturale ed Artistico"

Il 23 febbraio 1503 i nostri avi castellanetani cacciavano dal paese un presidio di 50 militari francesi, che installatisi nel centro storico, dopo più di 9 mesi non avevano ancora pagato il vitto e l'alloggio come era stato convenuto al momento del loro arrivo verso il mese di aprile dell'anno precedente (1502).

Quei nostri avi non potevano immaginare le conseguenze alle quali si esponevano, perché alcuni giorni dopo videro arrivare furioso il viceré Duca de Nemours, che per punire l'insubordinazione della popolazione, piazzò i suoi cannoni sotto le mura del paese e vi fece tirare alcune palle, che molto probabilmente esistono ancora a Castellaneta e riappariranno un giorno.

L'assedio fu fortunatamente di breve durata, perché il Duca de Nemours - informato che la città di Ruvo, lasciata indifesa dalle truppe francesi per venire a Castellaneta, era stata presa dagli Spagnoli loro nemici - si ritirò senza indugio, per tema di vedersi sbarrata la strada del ritorno.

I castellanetani non potettero immaginare le conseguenze alle quali si esponevano liberando il loro paese. Ma non potettero neppure immaginare che cacciando le milizie francesi da Castellaneta davano inizio a una serie di altre cacciate delle milizie francesi anche da Mottola, da Lecce, da Nardò... e da tutta la Puglia, e a mano a mano da tutta la penisola.

I castellanetani avevano agito in quel modo solo pensando ai fatti loro. Ma quel che è certo è che quel movimento che mise in bollore la Puglia, incominciò a Castellaneta, e l'eroica vicenda di quel 23 febbraio 1503 non rappresenta più solo il fatto storico più importante di Castellaneta, ma diventa anche una data chiave per la Storia d'Italia.

Se tu, caro lettore, sei sensibile al valore della commemorazione odierna, ti potresti associare facendoti una passeggiata nel centro storico, verso due sorprendenti mete poco distanti una dall'altra.

Per prima meta: percorrendo le viuzze del centro storico potresti ammirare le numerose pitture street art in relazione con il Sacco, curate da "Aracnea Centro Culturale ed Artistico".

Poi: partendo dalla Cattedrale e dopo alcuni passi dirigendoti verso il Palazzo Baronale, fermati nel punto in cui si apre la stretta via del Sacco sulla tua destra, girati e alza gli occhi sulla parete del Palazzo Vescovile per guardare la lapide marmorea murata nel 1903 e restituita nel 2008, dove memoria storica e orgoglio civico si fondono per esaltare i valori dell'indipendenza e della identità, e vi potrai leggere:

La via qui di fronte fu cruento teatro dello svaligiamento e cacciata della guarnigione francese dai nostri avi del giogo insofferenti, nel febbraio 1503 compiuta, onde del Sacco prese il nome. Il Municipio, a perpetua ricordanza e a memoria dell'assedio che lo sdegnato Duca di Nemours pose al paese strenuamente respinto col solo baluardo dei cittadini petti, commemorando il quarto centenario delle gloriose gesta questo marmo pose – 1903.

Per seconda meta: continuando sulla Via del Sacco e scendendo una serie di scalini verso sinistra, cerca il Vico Jean d'Auton aperto il 25 giugno 2013.

In attesa di darti qualche notizia nuova al riguardo, spero di aver stimolato in te la tua curiosità su quei fatti e di averti dato voglia di approfondirne la conoscenza con una ricerca tua personale nella biblioteca vescovile sui temi di Jean d'Auton e del Sacco.

Pietro Loglisci

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