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La denuncia: «C'è un 36enne "prigioniero" in casa»

la rampa improvvisata la rampa improvvisata

Antonio, un uomo di 36 anni residente a Ginosa e affetto da leucodistrofia metacromatica, vive da tempo una condizione di isolamento forzato all'interno della propria abitazione a causa dell'assenza di infrastrutture adeguate che gli consentano di superare le barriere architettoniche.

La patologia genetica di cui soffre comporta una progressiva e severa compromissione delle funzioni motorie e cognitive, rendendo ogni spostamento verso l'esterno un'operazione complessa e pericolosa per la sua incolumità.

La vicenda è approdata in consiglio regionale attraverso un'interrogazione urgente depositata dal consigliere regionale Antonio Paolo Scalera, segretario della commissione Sanità, il quale ha chiesto un intervento immediato degli assessori competenti per porre fine a quella che definisce una violazione del diritto fondamentale alla libertà di movimento.

Al centro del caso vi è la quotidiana battaglia della madre del giovane, Rosanna, costretta a gestire le uscite del figlio attraverso una rampa di fortuna che non garantisce i necessari standard di sicurezza. Questa precarietà strutturale non solo limita drasticamente la vita sociale di Antonio, ma espone sia lui sia chi lo assiste a costanti rischi fisici. Secondo quanto esposto dal consigliere regionale, la famiglia avrebbe rivolto numerose sollecitazioni all'amministrazione comunale di Ginosa senza tuttavia ottenere riscontri operativi o soluzioni tecniche che permettano un accesso dignitoso alla sede stradale.

L'iniziativa politica mira a sollecitare la Regione affinché eserciti una pressione efficace sull'ente locale per la realizzazione di una rampa a norma. «Parliamo di un diritto fondamentale negato: la libertà di movimento», ha sottolineato Scalera, evidenziando come la mancanza di risposte concrete stia esasperando una situazione di fragilità già estrema. Il consigliere ha inoltre rimarcato la gravità del silenzio istituzionale finora riscontrato: «Non possiamo permettere che la burocrazia o l’indifferenza istituzionale prevalgano sulla dignità delle persone».

L'obiettivo dell'interrogazione è quello di accendere i riflettori su una realtà di emarginazione che colpisce non solo il trentaseienne, ma l'intero nucleo familiare, gravato da un'assistenza resa ancora più onerosa dalle carenze logistiche.

Per Scalera, l'adeguamento dell'accesso all'abitazione rappresenta un atto necessario e non più differibile: «Chiedo alla Regione di intervenire con urgenza presso il Comune affinché si dia immediata soluzione alla richiesta della famiglia, garantendo la realizzazione di una rampa di accesso adeguata. È un atto di civiltà, oltre che un dovere istituzionale».

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