Lavoratori in protesta
© ViVi
Sotto il cielo di Laterza, il personale dello stabilimento Natuzzi attualmente in mobilità ha deciso di portare la propria voce fuori dai cancelli della fabbrica per riversarsi in strada in una manifestazione che unisce rabbia e malinconia.
Il lungo corteo pacifico in questi minuti si muove nei pressi della Statale 7, preceduto da uno striscione che non lascia spazio a interpretazioni e che colpisce dritto al cuore della narrazione aziendale degli anni d’oro: «Natuzzi, dov’è finita la grande famiglia?», una domanda che pesa come un macigno sulle prospettive occupazionali di un intero territorio.
L’avanzata dei lavoratori prosegue in modo pacifico ma determinato, strettamente monitorata da Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia locale a presidiare il percorso per garantire la sicurezza stradale e l'ordine pubblico.
Questa mobilitazione non nasce dal nulla ma rappresenta l'ennesimo capitolo di una crisi che brucia sulla pelle delle famiglie, le stesse che solo pochi giorni fa avevano cercato conforto e mediazione istituzionale rivolgendosi alla Chiesa, nell'incontro con il vescovo di Castellaneta, monsignor Sabino Iannuzzi.
Durante il colloquio, i rappresentanti dei lavoratori avevano consegnato al pastore della diocesi una nota dettagliata che illustra le criticità industriali del sito, manifestando una profonda incertezza per il futuro delle centinaia di addetti coinvolti nella crisi.
Una vicenda che supera i confini della singola azienda per assumere una dimensione territoriale, con il rischio di innescare un pericoloso effetto domino sulle famiglie e sull'economia locale di un'area già segnata da fragilità strutturali.
Tornando alla manifestazione di stamane, tra le bandiere che sventolano e gli sguardi stanchi di chi vede il proprio futuro appeso a un filo, la "grande famiglia" del design pugliese si ritrova a marciare sull'asfalto bollente, chiedendo risposte che tardano ad arrivare e cercando di impedire che il sipario cali definitivamente sul lavoro di una vita.
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