Massafra, la società agricola Don Camillo replica alla Uila

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visibility441 - mercoledì 17 giugno 2020
di La Redazione
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Sit-in delle lavoratrici del 15 giugno
Sit-in delle lavoratrici del 15 giugno © ViViWebTv

«Siamo lontani da caporalato e illegalità, si legge, su di noi scatenata la macchina del fango».

L'Azienda Don Camillo interviene, con una nota inviata alla stampa, a firma congiunta con la Confagricoltura, dopo il sit-in delle lavoratrici del 15 giugno.

«La don Camillo - scrive l'azienda - ha subito in questi giorni un improvviso e ingiusto attacco da parte della UILA provinciale di Taranto e le sue rappresentanze aziendali, non nuove a queste “uscite” e che da tempo stanno perpetrando nei confronti dell’azienda agricola una campagna denigratoria, sulla quale sarà compito della Magistratura inquirente indagare. Parlare di condizioni di lavoro illegali e soprattutto parlare di “caporalato” in una trasmissione televisiva e sui social network, ipotizzare discriminazioni fra i dipendenti fondate sulla loro appartenenza sindacale, adombrare il sospetto che le assunzioni di questa campagna agraria abbiano penalizzato lavoratori che non si erano assoggettati a subire non meglio individuate angherie aziendali: sono tutti elementi che costituiscono una condotta che trascende i limiti e le prassi delle corrette relazioni sindacali e mirano semplicemente alla denigrazione di un’azienda sana, aderente alla Rete delle Aziende Agricole di Qualità (Rete della quale si fa parte solo se immuni da irregolarità), rientrante nel circuito di Confagricoltura e dalla esemplare immagine commerciale.

Sia chiaro: la don Camillo ha sempre impiegato personale assunto direttamente. L’assurda campagna denigratoria orchestrata e avviata dalla UILA prende esclusivamente le mosse dal fatto che nella corrente annata agraria l’azienda ha dovuto puntare su un prodotto diverso da quello trattato nel passato (albicocche) e ha optato per la produzione e commercializzazione delle angurie e meloni. Tale mutamento produttivo ha reso inevitabile una riorganizzazione della forza lavoro in quanto il nuovo tipo di lavorazione richiede un minor impiego di manodopera e competenze diverse da quelle del passato. Tale innovazione è stata sottoposta a informativa e confronto sindacale in due incontri, uno dei quali svoltosi da remoto in pieno lockdown. Altre importanti sigle sindacali hanno compreso la fase di start up che l’azienda sta vivendo nell’unità produttiva di Massafra, ciò nel comune auspicio che condizioni produttive e di mercato più favorevoli potessero via via consentire un pieno reimpiego della manodopera utilizzata in passato. Solo la UILA ha reagito scatenando questa campagna di odio e di denigrazione ingiustificabile. Come è noto il sindacato non può imporre all’azienda i livelli occupazionali (salvo a voler reintrodurre l’anacronistico imponibile di manodopera del dopoguerra) né può intromettersi nella selezione dei dipendenti. Non è neanche vero che le assunzioni della nuova campagna abbiano discriminato le iscritte alla UILA, perché molte di loro sono tra la forza impiegata attualmente.

L’azienda – lo diciamo a chiare lettere e lo ribadiremo in tutte le sedi - applica puntualmente nei confronti dei propri dipendenti il trattamento economico e normativo previsto dalla legge e dal contratto collettivo nazionale e provinciale. Una correttezza confermata nei frequenti controlli e ispezioni che hanno svolto, anche in tempi recenti, l’ispettorato del lavoro e altri organismi di vigilanza. Al momento, del resto, nessun dipendente, neanche fra quelli iscritti alla UILA-UIL, ha in corso controversie con l’azienda né in sede giudiziale né in sede meramente stragiudiziale.

La don Camillo - lo precisiamo - intrattiene, da sempre, corrette e consolidate relazioni sindacali con tutte le organizzazioni del settore. Peraltro, la forma di protesta posta in essere nella mattinata del 15 giugno è stata gravemente lesiva dei diritti dell’Azienda e degli altri lavoratori. Durante la manifestazione è stato impedito l’accesso ai cancelli e il normale svolgimento dell’attività produttiva. Anche su questo chiederemo nelle sedi competenti giustizia e ristoro dei danni subiti.»