Nuovo studio sul Covid-19: nel team di ricerca anche il laertino Francesco Busto

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visibility3513 - lunedì 13 luglio 2020
di Andrea Carbotti
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Francesco Busto
Francesco Busto © .

Un lavoro condotto da un team tutto pugliese, al quale appartiene il laertino Francesco Busto, che promette di aprire nuovi scenari nella comprensione del Covid-19.

Il 24 enne, attualmente studente del corso di laurea magistrale in Biotecnologie Industriali e Ambientali dell'Università di Bari, è infatti parte del gruppo coordinato dal biochimico Ciro Leonardo Pierri che ha portato avanti lo studio.

Il team ha presentato in anteprima una possibile conformazione “post-fusione” della proteina “spike” del virus SARS-CoV-2, responsabile della fusione dell’involucro proteico del virus con le membrane delle cellule umane mediante l’interazione “chiave-serratura” tra proteina “spAike” virale (che funge da chiave) e recettore ACE2 umano (che funge da serratura).

Busto, laureato in Biotecnologie all'Università di Lecce, ha collaborato in piena fase di lockdown con altri ricercatori e dottorandi pugliesi fino a elaborare una pubblicazione che, come si spera, aprirà a nuovi scenari nella gestione dell'emergenza Covid.

Lo studio, sostenuto dall’Associazione Airm e dal Miur ha permesso di far luce su alcuni dettagli molecolari dei meccanismi di infezione da SARS-CoV-2, ancora sconosciuti, ed è stato messo a disposizione della comunità scientifica dal 16 aprile scorso sulla piattaforma Biorxivdove, dove è stato visualizzato nella sua prima versione da oltre 5mila ricercatori in tutto il mondo.

Una versione più completa del lavoro è stata ora pubblicata, dopo revisione tra pari, su Cell Molecular Life Sciences, un importante giornale del gruppo Springer.

«Sono davvero onorato di aver collaborato a un progetto così ambizioso - ha confessato Francesco Busto -. Eravamo curiosi di scoprire ogni particolarità sull'ingesso del virus in cellula e ci siamo riusciti. Abbiamo lavorato da casa, rimanendo in contatto quotidiano. È stata una bella sfida e siamo contenti di poterne raccogliere i frutti».

Andrea Carbotti