L'anfiteatro di Castellaneta al centro di dubbi e polemiche

Cronaca
visibility1590 - venerdì 18 gennaio 2019
di La Redazione
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Il teatro all'aperto di Castellaneta, chiamato
Il teatro all'aperto di Castellaneta, chiamato "Anfiteatro comunale" © Daniele Galli

Per il dirigente Pasquale D’Alò l’evidenza pubblica non è necessaria, «si tratta del subentro in un contratto in essere». Per i consiglieri d’opposizione Gianni Di Pippa e Agostino De Bellis, invece, «l’assegnazione di locali diversi da quelli definiti nel contratto di locazione oggetto del subentro deve avvenire attraverso una procedura ad evidenza pubblica».

Oggetto della contesa in punta di diritto amministrativo è il teatro comunale all’aperto di Castellaneta, a tutti noto come anfiteatro. La struttura comprende anche un bar, affidato a privati sin dal 2005 e al centro di un passaggio di gestione che ha scatenato la querelle. Il subentro tra privati, infatti, al quale la giunta ha dato via libera lo scorso 28 maggio, ha avuto un’appendice a novembre con la richiesta, da parte del gestore subentrante e accolta dall’amministrazione, di provvedere alla riqualificazione generale dell’immobile e di procedere a un cambio di destinazione d’uso dei locali.

Il teatro, effettivamente, non vive un momento di particolare splendore. Lo scrive lo stesso dirigente D’Alò, nella relazione che accompagna la delibera licenziata lo scorso anno (la numero 173 del 15 novembre 2018), con la quale la giunta ha accolto le richieste del nuovo gestore: servono 40mila euro di interventi, dal rifacimento di alcuni impianti alla generale sistemazione delle aree a verde e dei rivestimenti. Interventi dei quali ha detto di farsi carico il gestore, scomputandoli con un prolungamento della concessione.

La richiesta, però, come detto comprende anche la necessità di trasferire il bar (attualmente posto nei locali sotto le gradinate) negli ambienti oggi utilizzati come spogliatoi e posizionati a livello di via Mastrobuono, indubbiamente di migliore fruizione ed esposizione al pubblico. Proprio questa circostanza ha incontrato le perplessità di Di Pippa e De Bellis, che hanno chiesto di revocare la delibera 173 in autotutela poiché l’assegnazione originaria parlava solo dei locali sotto le gradinate e non di altri. Per i due consiglieri, rispettivamente Pd e M5s, una variazione del genere richiederebbe una procedura di evidenza pubblica trattandosi di una vera e propria nuova concessione. Una posizione in contrasto con quanto definito da dirigente e giunta, che hanno ritenuto praticabile il trasferimento del bar e il subentro, quest’ultimo già praticato nel 2015, quando dallo storico gestore (10 anni totali, senza interruzioni e compreso un rinnovo) la concessione passò a quello al quale è subentrato l’attuale.

Al netto di eventuali sviluppi di natura normativa, tuttavia, l’attuale gestore ha già avviato i lavori di riqualificazione dell’immobile e delle aree circostanti, compreso il trasferimento del bar.