Massafra ricorda Mazza e Gialò, i due piloti che 50 anni fa persero la vita

Cronaca
visibility681 - martedì 10 settembre 2019
di Luigi Serio
Più informazioni su
Cerimonia di commemorazione
Cerimonia di commemorazione © ViviWebTv

Ieri mattina in via Crispiano, è stato ricordato con una cerimonia, quel 9 settembre di 50 anni fa in cui, nella periferia di Massafra, i piloti Giovanni Gialò e Mario Mazza, appartenenti al XII Gruppo Caccia dell’Aeronautica Militare, persero la vita, in seguito ad un tragico incidente aereo, precipitato proprio in quel luogo.

All’iniziativa, fortemente voluta dall'associazione "Arma Aeronautica" di Triggiano, hanno partecipato le massime autorità provinciali e locali, il sindaco di Triggiano, una significativa rappresentanza del 36° Stormo Caccia con in capo il colonnello Emanuele Spigolon, associazioni d’arma e di volontariato.

«Dopo 50 anni ritrovarci qui è molto importante - ha affermato il sindaco Fabrizio Quarto nel corso del suo intervento - per alimentare quel sentimento di spirito di servizio che nella nostra società attuale, così frenetica e distratta, passa di sovente in secondo piano. Oggi facciamo un pieno di storia, di onore, di valori, di sacrifici, di buoni auspici per il nostro futuro e rinsaldiamo quel legame tra Massafra e le Forze Armate. Questo luogo è una sorta di "pietra di inciampo di Libertà", di Patria, di Storia».

Ai margini della manifestazione, abbiamo avvicinato Rosa Termite, consigliere comunale, che ha curato i rapporti tra l’associazione Arma Aeronautica di Triggiano e il Comune di Massafra: «Ho creduto tanto in questa commemorazione. Abbiamo ricordato un evento di cui non siamo stati testimoni. Con passione, semplicità e grazie anche al contributo di privati mi sono prodigata affinché tutte le autorità militari, politiche, religiose, civili, scolastiche potessero partecipare per ricordare e trasmettere il messaggio del sacrificio di due giovani militari che 50 anni fa persero la loro vita su un campo ancora oggi incolto, come allora, per onore della divisa che indossavano. Onore a tutti i corpi militari di ieri, oggi e domani».

Il parroco di San Leopoldo, don Michele Marco Quaranta, ha officiato il rito religioso, dopo aver portato alle autorità presenti il saluto di sua eccellenza monsignor Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta. Lo stesso don Michele ha poi offerto il seguente messaggio: «Commemoriamo le vittime di un incidente militare del corpo dell’aeronautica, avvenuto in questo luogo, 50 anni fa. Questa commemorazione è un appuntamento con la memoria e col cuore, nella consapevolezza umana, prima ancora che cristiana, che non tutto di loro sarà definitivamente morto, finché resterà vivo il loro ricordo e la nostra riconoscenza.

È un bisogno, più che un dovere, da parte nostra, ringraziare una volta di più, profittando di questa circostanza commemorativa, i tantissimi militari che sul campo di battaglia, come in molti altri contesti di pericolo, mettono a repentaglio o, ancor peggio, hanno perso la vita per garantire la nostra.

Questi militari sono immortali, sono monumenti di carne, perché il sacrificio della loro intera esistenza è stato salvezza e redenzione dei grandi principi e valori che danno senso, significato, forza e ragione all’esistenza dei singoli come a quella dei popoli.

Questi uomini sono un sole che non tramonta mai, e che continua ad illuminare il cammino di tanti altri uomini di buona volontà. Prima di benedire questo piccolo sacrario (custodia del sacro), desidero salutare il corpo militare dell’aeronautica con le parole della locuzione latina assunta come motto e posta sotto lo stemma araldico dell’Arma:

Virtute Siderum Tenus: con valore verso le stelle. È il motto dell'Aeronautica Militare Italiana ed appare sotto lo stemma araldico. In queste parole, è sintetizzato il coraggio, la bravura ed il sacrificio di tutti gli Aviatori italiani. Che la Beata Vergine Maria, vostra patrona, interceda per voi e dia, ai nostri caduti, l’abbraccio di tutti noi».