Ex Ilva: il documento inviato dal comune di Massafra al presidente Conte

Politica
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di La Redazione
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Consiglio comunale monotematico sulla "Situazione dell’ex ILVA – ArcelorMittal" © Luigi Serio

Con un documento da inviare al presidente del Consiglio dei Ministri Conte si è conclusa venerdì 15 novembre a Massafra la seduta monotematica convocata per discutere della "Situazione dell’ex ILVA – ArcelorMittal".

L’ordine del giorno, predisposto e presentato dal presidente del consiglio comunale Maurizio Baccaro, chiede al Governo:

"Di farsi carico nell’immediato della gestione dell’impianto, al fine di scongiurare i licenziamenti dei dipendenti diretti e dell’indotto, assicurare la tenuta dell’economia complessiva del territorio già duramente provato, mantenere in sicurezza le strutture e gli impianti della fabbrica; di istituzionalizzare il "Tavolo di Crisi" individuando fra i componenti permanenti dello stesso i sindaci dei comuni dell’area di crisi (Taranto, Massafra, Statte, Crispiano, Montemesola) ed il Presidente della Provincia; di avviare la rivisitazione dell’AIA per effettuare la Valutazione dell’Impatto e del Rischio Sanitario ex ante e di definire quali siano le eventuali tecnologie esistenti da utilizzare, nonchè i corretti quantitativi di produzione compatibili con la salute pubblica; di prevedere l’applicazione della disciplina europea relativa all’istituzione del Consiglio di Sorveglianza in fabbrica con il compito di vigilare sulla corretta attuazione del piano industriale".

La seduta della massima assise cittadina, che ha visto la presenza di rappresentanti istituzionali nazionali, regionali e dei sindaci del territorio, è stata aperta dal presidente Baccaro, introducendo l’intervento dell’onorevole Alessandra Ermellino che ha sottolineato come occorra chiarezza sui fatti anche sull’immunità all’azienda e ha evidenziato come il Governo, con a capo il presidente Conte, stia costantemente seguendo la problematica.

L’assessore regionale allo Sviluppo Economico Mino Borraccino ha messo in evidenza la pesante frattura in atto sulla vicenda “tra i pro e i contro”. «Dopo l’offerta irricevibile - ha continuato l’assessore - del taglio di più di 5 mila esuberi e con cronoprogramma di abbandono da parte dell'azienda, lo spegnimento sarebbe un dramma occupazionale senza dovute bonifiche. Se l’ex ILVA è una impresa strategica in emergenza nell’attesa di un nuovo impegno, deve esserci continuità rispettando le prescrizioni e pensando ad inserire elementi nuovi di sviluppo industriale alternativo e compatibile».

Il consigliere regionale Michele Mazzarano, riferendosi all’azienda ha parlato di atto di tradimento dell’Italia e di questo territorio, oltre ad un venir meno, sin dal primo momento, agli impegni assunti. «La scudo penale - ha continuato Mazzarano - rappresenta un alibi in quanto avevano deciso da tempo di “andar via”, sin da quando hanno capito che il mercato dell’acciaio è in crisi profonda e che i problemi con il territorio sono complessi». Mazzarano ha sottolineato come tanti lavoratori non reggono più questa situazione generale di disperazione e lo Stato deve tenere conto di una produzione più rispettosa dell’ambiente e di una ricollocazione della forza lavoro.

Il consigliere regionale Luigi Morgante nel ricordare cos’è l’ILVA e il danno sanitario, ha affermato che quando fu scelta l’opzione ArcelorMittal, fu fatta senza piano industriale e ambientale. «Oggi - ha continuato Morgante - bisogna ambientalizzarla con un intervento straordinario della Unione Europea e con ArcelorMittal che deve mantenere impegni assunti e forza lavoro».

Il sindaco Fabrizio Quarto ha messo in evidenza che circa 1500 massafresi sono coinvolti nella vicenda (tra lavoratori ex ILVA e indotto). Quarto ha parlato di “truffa ai danni dello Stato” e si è soffermato sul contratto di affitto di ArcelorMittal, sulle promesse fatte e non mantenute, sull’abbattimento delle polveri e sui debiti con i fornitori locali. «Dobbiamo essere noi la priorità - ha affermato Quarto - in un processo condiviso con quest’area. Per 50 anni politica e sindacati hanno girato altrove lo sguardo: ora è il momento di guardare la realtà».

Nel dibattito è intervenuto il consigliere Raffaele Gentile che ha evidenziato come il problema non riguardi solo Taranto, ma l’intero Paese, e che gli errori del passato parlano di “scudo penale” e della mancanza di uno sviluppo alternativo nel territorio.

Per il consigliere Rosa Termite è arrivato il momento di dire basta, procedendo alla ricostruzione/riconversione del nostro stabilimento strategico, in quanto abbiamo a cuore prima il territorio e non PIL.

Il consigliere Antonio D’Errico ha focalizzato fortemente il suo intervento sulla necessità di una valutazione del rischio sanitario e di una impresa pulita, coinvolgendo in tutto ciò l’Unione Europea che non può rimanere immobile dinanzi a queste problematiche.

Nel dibattito è intervenuto anche il sindaco di Statte Franco Andrioli che ha affermato di dover “rimettere lo scudo in Parlamento” e incastrare ArcelorMittal, unica a saper fare acciaio, altrimenti questa avrebbe le carte in regola per andare via. «Quello che non si è fatto in tanti anni - ha concluso Andrioli - non si può fare tutto e subito. Le cose più importanti sono state compiute.

Il consigliere Ida Cardillo ha parlato di epilogo nefasto e di “danni” nati nel tempo, oltre ad aver offerto il “cavillo giuridico” ad una azienda per andare via. Cardillo ha inoltre affermato che oggi celebriamo un “funerale” e occorre riprogrammare il dopo acciaio.

Il sindaco di Crispiano Luca Lopomo ha invitato a trasformare la crisi in opportunità, “mettendo in sicurezza” i lavoratori e immaginando una Taranto diversa.

Il consigliere Michele Bramante, lasciandosi alle spalle il passato, ha auspicato la creazione di strumenti di defiscalizzazione e di tutela per le aziende interessate dalla “vicenda” e per i lavoratori coinvolti.

Al termine della seduta il consigliere Vito Masi ha proposto ai colleghi di devolvere il gettone di presenza al Polo Oncologico Pediatrico di Taranto.