Salvo Fuggiano
© Fabio Galeone
La vitalità del panorama editoriale contemporaneo, la valorizzazione dei talenti della scrittura d'autore e l'approfondimento della condizione umana attraverso il genere noir continuano a trovare in Massafra un punto di riferimento d'eccellenza.
In seguito al terzo posto conquistato al Festival Letterario "Castel di Carta" con il romanzo "Le Ninfe Naiadi" e a pochi giorni dal lancio nazionale del sequel "Spasmo" - previsto nelle librerie per il prossimo 21 settembre con Ugo Mursia Editore -, lo scrittore, docente e libraio indipendente massafrese Salvo Fuggiano traccia una disamina sul processo di creazione della sua nuova opera. L'autore affronta un tema drammatico e delicato come la sparizione di neonati, restituendo centralità alla figura dell'investigatrice Agnese Poggiali, personaggio oramai iconico e amato dal pubblico.
Nel declinare la narrazione del thriller tra le aule scolastiche, il bancone della sua libreria e la disciplina della scrittura mattutina e serale, Fuggiano delinea un modello di ricerca narrativa fondato sulla verità emotiva e sul rispetto del lettore.
Nel ripercorrere la genesi strutturale di "Spasmo", la gestione della tensione drammatica e la costruzione della psicologia dei personaggi, lo scrittore Salvo Fuggiano ha illustrato le scelte fondamentali della sua opera: «Con un tema così delicato, la regola guida è stata una sola: la tensione doveva nascere dalla verità emotiva della storia, mai dall'effetto sensazionalistico fine a se stesso. Ho fatto tre scelte precise: primo, ho evitato di mostrare gli eventi più drammatici in modo diretto, preferendo farli percepire attraverso le conseguenze; secondo, la suspense è nata dall'attesa, dalle informazioni dosate e dai silenzi; terzo, ho voluto che chi subisce questi eventi fosse una persona vera, con spessore e contraddizioni.
Resta un thriller a tutti gli effetti, ma scritto con la consapevolezza che dietro certi temi ci sono dolori reali che non vanno mai trasformati in puro intrattenimento».
Sollecitato sul confronto con le aspettative del pubblico dopo i vari traguardi ottenuti nelle precedenti edizioni e sulle dinamiche che regolano il suo rapporto con i lettori, l'autore ha espresso la propria visione del percorso di scrittura: «La pressione c'è, ed è inutile negarlo. Quando un libro precedente ha trovato un pubblico affezionato, quel pubblico si presenta al tavolo con te. La cosa che mi ha aiutato è stata cambiare la domanda che mi ponevo: non "come faccio a soddisfare le aspettative", ma "che storia ho ancora bisogno di raccontare con questi personaggi". Il momento in cui uno scrittore comincia a scrivere pensando al lettore che deve accontentare è il momento in cui il libro comincia a suonare falso. I riconoscimenti restano fuori dalla stanza in cui si scrive: sono un giudizio che arriva dopo, non un ingrediente da inserire prima.
L'unico modo che ho per onorare un pubblico affezionato è continuare a scrivere con la stessa onestà di sempre».
Nel raccontare la convivenza quotidiana tra la docenza, la gestione della libreria indipendente a Massafra e la disciplina della narrazione per una primaria casa editrice nazionale, Fuggiano ha evidenziato la sinergia tra i suoi ruoli: «È una convivenza che richiede disciplina più che tempo libero, perché di tempo ne ho poco. La scrittura non nasce nei momenti in cui sono "ispirato", ma in quelli che riesco a ritagliarmi con costanza tra le lezioni e la libreria. In realtà credo che i due mestieri si nutrano a vicenda: insegnare mi mette ogni giorno a contatto con storie e linguaggi, mentre stare in libreria tra i lettori è un osservatorio continuo su cosa funziona e cosa emoziona. È come avere un laboratorio a cielo aperto.
Quando scrivo, quel mondo resta fuori dalla porta per l'ora che riesco a dedicarci. Questa disciplina quotidiana mi ha permesso di consegnare un romanzo a Mursia con la stessa cura che avrei avuto se scrivere fosse stato il mio unico mestiere».
Delineando gli elementi capaci di avvincere il lettore sin dalle battute d'apertura della nuova vicenda investigativa e spiegando l'impatto della storia sul pubblico, lo scrittore si è soffermato sulle dinamiche di coinvolgimento: «Spasmo funziona fin dalla prima pagina perché non parte con una spiegazione, parte con una ferita già aperta. Il lettore viene calato dentro una situazione di tensione senza le rassicurazioni del contesto e sviluppa il bisogno di sapere. L'emozione dominante è l'inquietudine che nasce dal riconoscersi: il tema tocca una paura primordiale, quella della perdita di ciò che si ama e si dovrebbe proteggere. I capitoli sono incalzanti, con informazioni dosate al punto giusto per incuriosire, mai abbastanza per rassicurare.
Direi a un nuovo lettore: non aspettatevi solo un mistero da risolvere, aspettatevi di sentirvi coinvolti in qualcosa che vi riguarda da vicino».
Infine, nell'analizzare le ragioni che rendono l'ispettrice Agnese Poggiali una figura così tridimensionale ed empatica per il pubblico contemporaneo, Salvo Fuggiano ha concluso: «Agnese Poggiali funziona perché non è costruita come un'eroina infallibile, ma come una persona che porta addosso le proprie crepe senza nasconderle. In un genere che spesso premia l'investigatore geniale e imperturbabile, ho voluto che lei fosse permeabile agli eventi e che ogni scoperta lasciasse un segno reale su di lei. Il lettore fa il tifo per un personaggio quando ne riconosce la fatica, non solo la competenza. Agnese dubita, sbaglia valutazioni e porta con sé un vissuto che condiziona il suo sguardo.
Ho cercato di mostrarla anche fuori dall'indagine, nei rapporti e nei silenzi: il pubblico fa il tifo per lei perché sente che le importa davvero delle vittime, della verità e delle persone che ha intorno».
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