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Storie del Mito: Cosa ci rimane di Rodolfo Valentino

Il monumento a Rodolfo Valentino Il monumento a Rodolfo Valentino

Oggi, 6 maggio 2026, rievochiamo i 131 anni dalla nascita di Rodolfo Valentino, l’occasione giusta per ripensare al nostro Mito.

Lo so, non ve lo ricordate più, ma una volta c’era un monumento in sua memoria. E costituiva “una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto”.

Al di là del gradimento, era un monumento ricco di storia e funzionale a ricordare il valore di un concittadino.

Fu inaugurato il 30 settembre 1961 ed era l’esito di un’aspirazione nata subito dopo la morte del mito (1926) e portata avanti da un “Comitato per le onoranze a Rodolfo Guglielmi Valentino” formatosi tempestivamente per iniziativa di un gruppo di intellettuali locali e presieduto da Giuseppe Tamburrino il quale, nel pubblicizzare l’azione del comitato, ripeteva: “…Ci siamo applicati per poter erigere un ricordo marmoreo che tramandi ai posteri le sublimi virtù dello scomparso, e speriamo bene!”.

Era dunque negli auspici del comitato, formatosi nei giorni successivi alla morte di Valentino, l’erezione di un monumento, ma il disegno fu bloccato dalla politica, che allora era il fascismo, e guardava con disprezzo a tutto ciò che era straniero.

L’iniziativa fu ripresa solo 30 anni dopo, negli anni della ricostruzione, finita la Seconda guerra mondiale e superata la parentesi politica del fascismo, mettendo a punto un’idea urbanistica del nostro concittadino architetto Cantore che prevedeva la realizzazione di una lunga e larga zona pedonale detta passeggiata.

Al termine della passeggiata fu collocato il monumento omaggio a Rodolfo Valentino che era stato affidato alla realizzazione artistica dello scultore Luigi Gheno, trentenne stabilmente operante a Roma e già famoso a livello nazionale.

Il monumento, costituito da una installazione piuttosto articolata, aveva come riferimento principale una statua in ceramica raffigurante il divo nei panni del figlio dello sceicco. Era una raffigurazione molto ideale, onirica, esaltata dal lucido del blu oltremare da cui era rivestita persino nel volto. Era l’idea del divo cinematografico, l’uomo che le folle imparano ad amare attraverso i personaggi, tutto sommato effimeri, che interpreta.

Adesso quel monumento non c’è più. Eppure sicuramente innescava un dialogo tra la figura iconica di Valentino e il tessuto urbano; era “sulla strada, tra le persone, e non in un luogo convenzionale (museo)”. Del personaggio Rodolfo Valentino, in ogni caso, ci rimane fortunatamente un museo dove si possono cogliere e ricostruire tutte le sfaccettature del personaggio.

Una rutilante proposta di fotografie di scena in formato gigante, la vasta letteratura esistente, le numerose locandine dei film e persino la ricomposizione della famosa tenda dello Sceicco. Cimeli e oggetti personali raccolti con amore per dare un futuro al personaggio. Che davvero merita di essere sempre più conosciuto e onorato.

Siamo la Città del Mito e non sarà mai sufficiente il ringraziamento che dobbiamo a questo ragazzo, alla sua intraprendenza, alla sua carica di vitalità. Grazie Rudy. E buon compleanno.

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