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Storie del Mito: Valentino e il vino cotto di Ischia

Moran of the lady Letty 1922 Moran of the lady Letty 1922

Una storia di vita che riguarda il nostro Mito è l’avventura raccontata da Zì Rafele Mascolo, un ischitano emigrato in America dove viveva negli anni ’20 (del secolo scorso) con la sua famiglia prima di far ritorno definitivamente alla sua Ischia Ponte.

Come ci racconta il quotidiano ischitano Il Golfo 24, nella nota di Antonio Lubrano, Zì Rafele tornato dall’America era solito riunirsi con i suoi amici nel bar della piazzetta oppure dal barbiere che era di fronte. Aveva tanti ricordi da raccontare e tra i tanti episodi accaduti in ambiente americano un giorno Zì Rafele raccontò il suo incontro casuale con Rodolfo Valentino

Era il 1922 e il nostro Mito che già aveva conquistato il pubblico con il film “Lo Sceicco”, era impegnato nella baia di san Francisco nelle scene di un film che raccontava avventure di mare. Il film era “Moran of the Lady Letty” diventato in italiano “Il mozzo dell’albatros” dove un ricco giovane spagnolo, Ramon Laredo (Rodolfo Valentino) viene rapito dallo spietato Capitano Kitchell e costretto a lavorare come contrabbandiere di alcolici in mare. Ma quando Laredo salva un uomo da una nave che sta affondando, si rende conto che il nuovo passeggero, Moran, è in realtà una bellissima donna che si traveste da uomo per evitare le avances dei marinai lascivi. Quando il capitano scopre la vera identità di Moran, Ramon deve combattere contro di lui per difendere l'onore della donna.

Durante la lavorazione delle numerose scene in mare era necessaria, per servizio ma soprattutto per catering, almeno un’imbarcazione di appoggio a quella grande dove si girava il film.

Qui zì Rafele Mascolo si trovava imbarcato con mansioni di cuoco di bordo. Provvedeva a cucinare per tutti ricevendo quasi sempre elogi e complimenti. Un giorno che Zì Rafele preparava un piatto particolare e cioè “polpetielli affogati”, aggiungendo condimenti e spezie della cucina napoletana, si sentì improvvisamente chiamare dall’altra barca: “Cuoco, cuoco, cosa stai preparando? Si sente un profumino!”. A chiamarlo era un giovane attore vestito da antico marinaio che gli parlava in americano.

“Mentre si adoperava a fornire le dovute spiegazioni - continua il racconto di Antonio Lubrano raccolto con il passaparola degli amici in più generazioni -  Zì Rafele si sentì interrompere bruscamente dal giovane che gli chiese se fosse portoghese o spagnolo. Zì Rafele pronto, gli rispose che era italiano, e veniva da Ischia, una bellissima isola del Golfo di Napoli.

Il giovane allora con una larga risata, soggiunse che anch’egli era italiano e veniva da Castellaneta vicino Taranto, in Puglia”.

Della Puglia Zi Rafele conosceva solo Taranto perché era sbarcato durante il servizio militare in marina. A quel punto il giovane ridendo gli svelò che lui in Italia viveva a Taranto ma lì alle navi del porto preferiva le giovanissime attrici delle riviste teatrali o le belle figliole delle case di tolleranza, dove però lui e i suoi amici non sempre erano accettati perché giovanissimi.

La frequentazione di lavoro divenne ben presto amicizia fatta di chiacchiere pomeridiane. Era una conversazione piacevole, in italiano.

Soprattutto zì Rafele raccontò il suo passato in Italia, l’amore per le feste patronali a Ischia dove spesso venivano invitate bande pugliesi, l’esperienza (una sola) di aiuto cuoco sulle belle navi che facevano le traversate transoceaniche, la sua predilezione per le canzoni napoletane, quelle cantate da Enrico Caruso, e per le opere di Giuseppe Verdi di cui aveva sempre desiderato avere un disco 78 giri. Zì Rafele parlò ovviamente con affetto della sua Ischia, delle abitudini culinarie e del rinomato vino cotto del Ciglio del quale conservava a casa alcune bottiglie.

Le conversazioni tra i due avvenivano nei momenti di pausa; ma non di cinema né il giovane gli aveva mai rivelato il proprio nome di attore.

Finché una mattina il comandante dell’imbarcazione chiamò a sé zì Rafele e gli mostrò quattro bottiglie di vino pugliese, un disco 78 giri edizione La Voce del Padrone con opere di Giuseppe Verdi e persino una manciata di dollari, regali lasciati per lui dall’attore che in ogni caso zì Rafele non sapeva ancora chi fosse. Provvide il comandante della nave a spiegarglielo mostrandogli un giornale che parlava di Rodolfo Valentino.

Per questo zì Rafele, dall’animo generoso, sentì il bisogno di ricambiare: pensò di privarsi di una di quelle poche bottiglie di vino cotto che conservava in casa per regalarla al giovane amico.

Per zì Rafele quella conoscenza rimase un ricordo indelebile. Poi dopo qualche anno seppe della sua morte, si dispiacque molto e chiese di essere accompagnato a Los Angeles per vederlo protagonista nei suoi film.

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