"Marina di Ginosa si racconta...", proseguono gli eventi del Centenario

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visibility251 - martedì 18 febbraio 2020
di La Redazione
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Uno scatto della serata
Uno scatto della serata ©

Le radici identitarie di Marina di Ginosa risalgono a molto più di un secolo fa, e sono state ripercorse nel corso dell’evento del Centenario del 15 febbraio scorso al Palazzo della Delegazione dal titolo “Marina di Ginosa si racconta…’’.

L’incontro, presentato dal presidente del comitato promotore Angelo Moro e da Anna Maria Cossu, ha raccolto le testimonianze fotografiche e orali di Marina di Ginosa. Presente anche il Vicesindaco Nicola Piccenna.

Ad allietare i presenti con un’introduzione musicale, il coro dell’Auser UTEP “Vizzielli’’ di Marina di Ginosa, che ha reinterpretato la canzone popolare “Abbasce a la marine’’. Poi, l’archeologo Angelo Moro ha dato inizio all’excursus sulla storia della borgata marinese.

Gli scavi effettuati in concomitanza con le bonifiche a cura dell’Opera Nazionale Combattenti di un secolo fa nelle contrade limitrofe a Marina di Ginosa, come Stornara e Orsanese, portarono alla luce vasi e svariati utensili dell’età ellenistica e romana.

Non di poco conto è anche una lettera anonima sopravvissuta al tempo in cui si denunciava agli enti competenti presunti furti di reperti archeologici. Ancor più antica, è la tomba di età neolitica con i resti di un uomo e una donna, che testimonia la presenza di insediamenti umani già millenni fa.

Anna Maria Cossu ha proseguito con la narrazione parlando dei decenni più vicini a noi. Dal 1920, anno di inizio delle bonifiche, sino agli anni ‘70. Fotografie d’epoca immortalanti il faro ancora operativo, la chiesetta all’interno dell’ex Batteria Toscano, il Casello 25 (poi divenuto stazione ferroviaria effettiva), l’area circostante Torre Mattoni diversa rispetto a oggi e il Blue Moon, in cui si esibirono artisti di fama nazionale.

E, ancora, le vie asfaltate che vengono percorse ogni giorno, un tempo completamente prive di cementificazioni e ridotte solo a tratturi. Poche opere architettoniche sono sopravvissute, quali il tabacchificio e il Palazzo della Delegazione, seppur mutate.

Stupore per la diversità del paesaggio e nostalgia per chi quelle scene e quei luoghi li ha visti e vissuti per davvero: queste le sensazioni che hanno pervaso i numerosi presenti alla vista di quelle vecchie foto, le stesse scaturite dalla narrazione di aneddoti personali e testimonianze storiche aggiuntesi.