Il Magna Grecia Awards dona turbanti all’Oncologico del Miulli

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visibility614 - domenica 20 dicembre 2020
di La Redazione
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Sabato 19 dicembre nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, una rappresentanza del Magna Grecia Awards, accompagnata da Nancy Brilli, Enrico Lo Verso e Giovanni Caccamo, ha consegnato dei turbanti come dono natalizio alle pazienti del reparto oncologico.

Questa è una prima iniziativa svolta dal Magna Grecia Awards, che apre la strada ad una serie di attività volte a sostenere l’impegno del reparto di Oncologia, ma anche delle associazioni presenti, che già si adoperano per alleviare le sofferenze a cui so no poste le donne e anche gli uomini che si trovano a combattere con la malattia.

Tra le numerose attività che ci impegneremo a realizzare – ha spiegato Fabio Salvatore, patron del Magna Grecia Awards – potenzieremo la sala ‘Beauty’, già presente all’interno dell’ospedale e gestita dall’associazione Una rosa blu per Carmela, con tutto quello che ci sarà bisogno. Inoltre, metteremo a disposizione dei famosi makeup artisti che verranno di tanto in tanto”.

All’ospedale sono stati consegnanti i turbanti commissionati dal Magna Grecia Awards e realizzati dalla Plegs design di Carmela Palermo ed Enza Martellotta. La donazione è avvenuta alla presenza del professor Gianmarco Surico, direttore di Oncologia del Miulli e direttore della rete oncologica regionale, del direttore sanitario Fabrizio Celani, della dott.ssa Letizia Laera, di altri medici e infermieri del DH Oncologico, oltre che delle pazienti stesse.

A termine di questo momento è stato donato da Giovanni Caccamo un momento musicale in una hall dell’ospedale. Il noto cantautore ha offerto a tutti i presenti, medici, infermieri e pazienti una sua canzone eseguita al pianoforte.

Queste azioni hanno un valore fondamentale – ha affermato il professor Surico – perché la cura della neoplasie passa non solo attraverso la somministrazioni di farmaci, ma anche dalla vicinanza alla persona. In un momento di criticità in cui le pazienti e i pazienti sono sottoposti a delle violenze indotte delle terapie, dobbiamo cercare di alleviare nella maniera migliore il loro farsi accettare in vista di una restituzione di una vita normale. L’umanizzazione non è una parola astratta e momenti come questo lo dimostrano”.