Una "storica" saracinesca si chiude per l'ultima volta: Mottola saluta "Villadell"

Cronaca
visibility9091 - mercoledì 23 ottobre 2019
di Andrea Carbotti
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Ninuccio e Maria di
Ninuccio e Maria di "Villadel" © ViviWebTv

La villa comunale svetta in prospettiva. È ancora presto in via San Paolo, la folla della sera deve ancora arrivare. Ma la banda cittadina, ugualmente, si muove nei paraggi: si dirige e poi staziona, di proposito, di fronte a un pezzo della Mottola che ci lascia: la focacceria "Villadell".

Trent'anni e oltre di storia. Ninuccio e Maria, marito e moglie, si sono conosciuti da ragazzi. Lui faceva il panettiere. Si sono sposati. Ma dopo un anno dal primogenito la musica è cambiata: «Eravamo a un passo dalla futura villa comunale - raccontano in coro - era tutto pronto, ma di fatto c'era solo un pascolo per le pecore. Così è nata "Villadell", per un gioco di parole».

Da quel giorno, per 30 lunghi anni, Ninuccio e Maria hanno lavorato fianco a fianco, testimoni di una città che cambiava anima e volto a passo spedito, a cominciare proprio dal suo cuore più genuino e popolare. E adesso, superata brillantemente l’età della pensione, hanno deciso di abbassare la saracinesca assieme. Per sempre. E di dedicarsi, senza più limiti d’orario, ai loro tre nipoti.

Il gran giorno è arrivato. Ieri, martedì 22 ottobre, stretti da un’emozione forse inimmaginabile, Ninuccio e Maria, ovvero Antonio Lapenna e Maria Carriero, hanno chiuso, nell'affetto di decine di amici e parenti, la porta della loro attività per l'ultima volta, con le note della banda cittadina e focacce per tutti. «Era un desiderio dei nostri figli - dicono - che alla chiusura ci fosse anche la banda. Dovevamo uscire di scena a testa alta!»

C'è spazio anche per i ricordi: «Ci sembra davvero impossibile che sia trascorso tutto questo tempo. Ma in fin dei conti, sono passati tanti anni e abbiamo visto questa zona di Mottola cambiare letteralmente faccia. Le parole più belle? Quelle di chi ci ha detto che da "Villadell" c'era aria di casa, di famiglia». Poi, a proposito di famiglie: «Li abbiamo visti tutti! Prima da fidanzati, poi da sposati... la storia di questo locale potrebbe raccontarla chiunque ci sia entrato almeno una volta».

Infine, un saluto di commiato: «Grazie a chi ci ha seguito con affetto: vi abbiamo dedicato trent'anni e speriamo di rincontrarvi, anche solo per un saluto o per fare due chiacchiere, che non è mai una perdita di tempo». Ora basta, però. Altrimenti ci si commuove di nuovo. E allora buona vita, cari Ninuccio e Maria. Ci mancherete.

Andrea Carbotti