CastStory: Le letture di Valentino

Aurelio Miccoli CastStory
visibility154 - ViviWebTv - venerdì 03 maggio 2019
Il primo e l'ultimo romanzo letti da Valentino
Il primo e l'ultimo romanzo letti da Valentino ©

Il prossimo 6 maggio si festeggerà il 124° anniversario della nascita di Rodolfo Valentino, il nostro concittadino più famoso al mondo.

I biografi di Valentino concordano tutti nel descrivere un uomo modesto, educato, sempre elegante (nemmeno in casa si lasciava andare e praticamente non possedeva abiti vecchi) ricordato da tutti per due componenti: la sua bravura come attore e la sua vivida personalità.

Dice di lui George Ullman, uno che l’aveva conosciuto bene perché suo manager oltre che amico: “Io non avevo mai visto di persona Valentino ma solo le sue fotografie. Quando lo incontrai fui affascinato dalla sua potente personalità. Era un grande, che io ho potuto apprezzare durante i miei quattro anni di frequentazione. Aveva la personalità di un leader”. [George Ullman, As I knew him, 1926].

Un altro che lo conobbe bene, O. Mc Intyre, un grande scrittore con cui aveva condiviso la permanenza al Ritz-Carlton Hotel durante la lavorazione del film Monsieur Beucaire, lo definì il personaggio più sorprendente del nostro tempo: “Nessun uomo che io abbia mai conosciuto era così umile nel successo”.

Che dire del suo livello culturale? In Italia aveva frequentato la scuola obbligatoria malvolentieri e preferiva veleggiare sulle ali della fantasia piuttosto che studiare. Ma quando si trattò di conseguire il diploma di perito agrario a Genova, fu capace di cambiare e alla fine ebbe voti da primo della classe.

In America riservava una speciale attenzione al comportamento, sempre formale ed educato, così come al suo eloquio soprattutto davanti a donne. In più curava la sua formazione culturale leggendo molto. Racconta Ullman: “E che dire dei suoi libri? Possedeva libri in latino, francese, tedesco, spagnolo, italiano, antico inglese, russo e greco e ad eccezione del russo e del greco li aveva letti tutti e ne conosceva il contenuto. Non aveva una grande libreria ma piena di libri buoni. Balzac, Dickens, Tolstoj, ma non le solite antologie che riempiono le librerie dei borghesi. Molti bei libri con belle illustrazioni sui costumi di tutte le nazioni (per motivi professionali)”.

Come raccontava Valentino stesso, sua madre non aveva mai digerito che fosse stato cacciato da scuola. Anche perché sua madre era una donna colta, amava leggere e praticava la lettura a casa. Tra i ricordi veri del piccolo Guglielmo c’è infatti la lettura di un libro che era rimasto nella sua memoria. Probabilmente il suo primo libro, un racconto di Emilio Salgari, I misteri della giungla nera, “con le vicende avventurose in un’India misteriosa che un giorno immaginava sarebbe andato a visitare”. [E. Leider, Dark Lover, 2003]

Un romanzo di avventura edito nel 1887 la cui trama (le vicende avventurose si intrecciano con quelle di Sandokan) è la seguente: ”Nel fitto della giungla vivono e si nascondono i Thug, una setta sanguinaria seguace della dea indiana Kali. Costoro hanno rapito una giovane fanciulla figlia di un ufficiale inglese che un coraggioso cacciatore bengalese, Tremal-Naik, cerca di salvare ma viene gravemente ferito.

Dopo una lunga convalescenza, finalmente guarito, insieme al suo servo e a Darma, una tigre ammaestrata, riesce a liberare la fanciulla ma al ritorno si perdono nel labirinto di una pagoda e fatti di nuovo prigionieri. Alla fine, alleati con l’ufficiale inglese (il padre della fanciulla), riescono ad avere la meglio”.

Va ricordato che gli scritti di Salgari hanno avuto notorietà presso il grosso del pubblico italiano soltanto quando la Rai trasmise, nel 1976, la miniserie televisiva Sandokan, la tigre della Malesia, interpretata da Kabir Bedi, Carole André, Philippe Leroy e Adolfo Celi, riscuotendo un grande successo.

Riferisce in un’altra occasione Ullman: “Una volta mi parlò di un romanzo spagnolo che poteva essere ridotto a film. Io gli chiesi in che lingua pensasse e lui mi rispose: quando leggo un libro spagnolo io penso in quella lingua ma dal momento che me lo hai chiesto in inglese mi accorgo che traduco i miei pensieri spagnoli in inglese. Se si tratta di cose della Francia penso in francese, se si tratta di cose italiane o della mia vita penso nella mia lingua natia. Ma se sono in America o in Inghilterra io penso in inglese”.

Quando interpretava un personaggio teneva quel ruolo anche fuori della scena. Lo studiava leggendo il romanzo in inglese e nella lingua originale se era possibile.

Così con l’ultimo film “Il figlio dello sceicco” letto per impadronirsi della storia e delle situazioni psicologiche. Scoprendo che la storia raccontata dalla scrittrice inglese Edith Maud Hull, che anche nelle intenzioni dell’autrice era il sequel de “Lo sceicco”, prevedeva due figli gemelli. “Nella versione cinematografica i due diventarono uno solo, il doppio ruolo fu riservato nel film a due generazioni di sceicchi. Valentino chiese con insistenza di interpretare il doppio ruolo del padre Ahmed Ben Hassan e di suo figlio”. [E. Leider]

In effetti, nel romanzo, il figlio dello Sceicco che si chiama Ahmed, come suo padre, ha un fratello gemello di nome Caryll, considerato primogenito in quanto nato prima.

Costui all’età di cinque anni era stato mandato in Inghilterra a vivere con il nonno, conte di Glencaryll e padre dello Sceicco, per poter ricevere un’educazione migliore e prepararsi a comandare. Alla morte del nonno, davvero affezionato a quel nipote, Caryll eredita tutto perché così vuole suo padre. E solo la necessità di risolvere alcune questioni ereditarie porta Caryll a rivedere suo padre, suo fratello, sua madre e soprattutto l’ambiente dove vivono.

Al quale ambiente selvaggio Caryll non sa adeguarsi trovandolo scriteriatamente senza regole, scomodo ed opprimente. Nella narrazione della scrittrice inglese un personaggio inutile che gli sceneggiatori non hanno faticato a tenere fuori dalla trama del film.