CastStory: L'apparizione della Madonna e la chiesa Mater Christi

di Aurelio Miccoli

Aurelio Miccoli CastStory
visibility631 - ViviWebTv - sabato 19 gennaio 2019
La chiesa Mater Christi all'interno
La chiesa Mater Christi all'interno © Aurelio Miccoli

Chi non conosce la chiesa rurale di Mater Christi? Sull’omonima via Mater Christi, scendendo, in uno slargo a sinistra che funge da sagrato c’è la chiesetta seicentesca di Mater Christi.

Una modesta facciata, coronata da un timpano triangolare, e una semplice aula rettangolare. Nel breve presbiterio, in fondo, si trova l’unico altare sul quale è collocata la statua lignea della Mater Christi, realizzata da Citarelli nella prima metà dell’800.

Sulla parete di sinistra lo stemma della famiglia Follerio e un’epigrafe che ricorda un consistente restauro effettuato nel 1856. La chiesa, orientata a est, è dotata, sul fianco sinistro, di un campanile a vela con due campane e di una sottostante terrasanta servita da sepoltura fino al 1888.

In effetti i locali ipogei, da poco riscoperti pieni di sepolture umane, costituivano l’antichissima cripta dedicata alla Mater Christi e quando fu costruita la chiesa superiore (possiamo dirlo ora) il titulus dedicationis è passato direttamente dalla chiesa in cripta alla chiesa sub divo.

La leggenda vuole che la costruzione sia stata eseguita in seguito all’apparizione della Madonna in quel luogo. Il problema era che la leggenda è stata nel tempo romanzata aggiungendo varianti di pura invenzione.

Il primo che ne ha parlato, Serafino Montorio nel 1715, dice che la Madonna “Comparve ad una divota donna” esprimendole il desiderio che la propria immagine fosse venerata con più decoro.

Ma anche ciò che riferisce monsignor Giuseppe Buttiglione, nell’unico scritto esistente sulla nostra chiesa, appare frutto di grande fantasia. In un racconto bucolico narra che un pastorello, un tale Nicolao da Rodi, “all’improvviso ebbe un’apparizione e vide una signora bellissima che con tenerezza materna si rivolse a lui chiamandolo figlio mio e chiedendogli di rendere manifesto il proprio desiderio di riscoprire la propria immagine abbandonata”.

Esistono invece, nell’archivio della Curia, documenti ufficiali dell’indagine sulla questione, condotta, nel 1710, dall’allora vescovo monsignor Montesoro. Sono le dichiarazioni testimoniali rese in forma ufficiale al Notaio Apostolico.

Dichiara sotto giuramento Giovanni Cianci, età 60 anni, di aver sentito da suo padre Antonio Cianci e da molti altri suoi antenati che suo zio Grazio Antonio Cianci, persona timorata di Dio, ebbe una rivelazione dalla Madonna Santissima.

La dichiarazione dello stesso tenore viene resa, nella medesima occasione, anche da Nicolao Mastromore di Castellaneta, età 75 anni, da Sario Antonio Barberio di Castellaneta di circa 70 anni e Marco Antonio Lo Terruso di Castellaneta di 65 anni.

Tutti dichiarano che il fatto era avvenuto, per sentito dire, circa 60 anni prima e che l’immagine affrescata della Madonna fu trovata “in una grotticella sita dentro d’un podere dell’Abate Orazio Follerio”.

Per iniziativa di quest’ultimo, ma anche con il concorso dei fedeli, fu costruita la chiesa probabilmente nell’anno 1648, dove la Madonna Mater Christi da allora potè essere onorata con decoro e festeggiata nella ricorrenza della Domenica in Albis.