CastStory: Monsignor Riezzo, un santo tra noi

Aurelio Miccoli CastStory
visibility391 - ViviWebTv - venerdì 26 aprile 2019
5 Visita al Papa Giovanni Paolo II
5 Visita al Papa Giovanni Paolo II ©

E’ iniziato nel 2005 il processo di canonizzazione del Servo di Dio monsignor Nicola Riezzo che in un lungo percorso dovrebbe riconoscere la santità di un grande personaggio, vescovo della diocesi di Castellaneta per circa un decennio (dal 1958 al 1969) per essere poi promosso arcivescovo della diocesi di Otranto.

A Castellaneta qualcuno ancora lo ricorda. Nel suo incedere elegante e solitario, scendendo giù per via Vittorio Emanuele, dal suo palazzo fino alla città nuova, quella che negli anni ’60 viveva uno sviluppo rapido e caotico. Gli anni del miracolo economico, di un improvviso benessere e di una fondamentale ripresa delle attività economiche, che anche in paese portarono ad una rapida espansione.

La tonaca nera appena colorata dai segni violacei dell’autorità, il cappello tondo con la sua falda larga, le scarpe a tono per una sobria eleganza che lo distingueva, anche se con la disponibilità a confondersi, per rendersi uguale agli altri. Riservato ma pronto al saluto, puntualmente ricambiato dagli occasionali cittadini, onorati dalla sua attenzione. Era il suo modo di essere il vescovo di tutti in un momento storico in cui la contrapposizione marxista non facilitava i rapporti umani.

Nato a Squinzano in provincia di Lecce l’11 dicembre 1904, ordinato sacerdote il 21 agosto 1927. Laureato in Filosofia e Teologia nella Pontificia Università Gregoriana, è stato soprattutto insegnante di teologia, a Lecce, ad Assisi e a Molfetta. A Castellaneta fece il suo solenne ingresso il 6 luglio 1958, nominato da Papa Pio XII. Dopo oltre dieci anni di permanenza fu promosso, il 28 aprile 1969, alla archidiocesi di Otranto.

Un grande lavoratore, metodico e preciso, curava personalmente il bollettino, una vera panoramica degli avvenimenti diocesani. Attento alle attività del locale seminario, era sempre vicino ai suoi ragazzi, prima come insegnante di Religione, poi come commensale giacché consumava i pasti con loro, confuso tra i suoi seminaristi. Nel mangiare era davvero parco, ma quei momenti vissuti al refettorio gli servivano per consolidare la familiarità con i suoi ragazzi. E allora lo scoprivi persino paziente, nelle lunghe passeggiate pomeridiane con loro, ma addirittura paterno nell’attenzione ai loro bisogni, pronto ad aiutare i più poveri con mezzi economici di cui disponeva personalmente.

Era soprattutto un uomo dalla profonda vita interiore, che cercava in ogni cosa la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Capace di defilarsi, di tenere la sua persona sempre in secondo piano, e tuttavia vigile e attento alla vita spirituale dei suoi sacerdoti. Attento anche alla conservazione del patrimonio e preciso nelle ispezioni e nelle visite pastorali che ripeteva annualmente curando l’avvenuto adempimento dei decreti.

Rimpianto da molti alla sua partenza per la sede episcopale di Otranto.