CastStory: Un soldato venuto da lontano

Aurelio Miccoli CastStory
visibility566 - ViviWebTv - venerdì 11 ottobre 2019
Epigrafe di fianco all'ingresso della chiesa San Michele
Epigrafe di fianco all'ingresso della chiesa San Michele © Aurelio Miccoli

Una lapide murata nella controfacciata della chiesa di San Michele ricorda il sacrificio di un sottufficiale arruolato nell’Esercito del neonato stato italiano (1861).

Il sergente Oreste Gorra non voleva diventare un eroe. Sognava di realizzare una brillante carriera da sottufficiale per servire quella Patria che da poco metteva sotto la stessa bandiera tricolore tanti territori a lui sconosciuti.

All’operazione di contrasto del brigantaggio meridionale fu assegnato anche il suo reggimento e così si ritrovò inviato con il suo battaglione a Castellaneta, in una missione difficile e in un contesto territoriale lontano dal suo.

Il governo centrale (dei Savoia) aveva inviato a Castellaneta la cavalleria e la fanteria che alloggiavano nel Seminario e nell’ex convento di San Domenico. Poi c’erano i Reali Carabinieri e il corpo dei Carabinieri ausiliari. Tutti costantemente impegnati in vere e proprie azioni militari. Come quella della mattina del 29 gennaio nella zona di Montecamplo, alla “cupola o conca di Carlone” dove le vedette avevano avvistato banditi armati detti in gergo “i uagnune” che non esitavano ad ingaggiare combattimenti contro i regolari.

Il sergente Gorra capì subito che si trattava di una missione militare difficile. E infatti l’attacco dei briganti arrivò improvviso. Per le forze dell’ordine, così ci dice Nicola D’Alagni nei suoi manoscritti, fu uno smacco: molti si nascosero e molti si allontanarono per non soccombere a morte certa. Il sergente e alcuni del suo seguito furono intrappolati e sommariamente giustiziati.

Così moriva in terra straniera un sottufficiale del neonato esercito italiano, “vittima generosa del proprio dovere e dell’affetto verso i suoi compagni”. Sì, perché la tradizione riportata dal D’Alagni vuole che “lo sfortunato Gorra proprio in quel giorno dell’attacco si sarebbe dovuto recare in famiglia a riabbracciare i suoi” ma avendo saputo del compito gravoso che attendeva i suoi compagni non volle abbandonarli e volontariamente partì con loro incontro alla morte.

Era il 29 gennaio 1864. Lo ricorda una lapide “a reclamare dalla posterità una lagrima di ammirazione e cordoglio”.

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