CastStory: La prima zona industriale di Castellaneta

Aurelio Miccoli CastStory
visibility1253 - ViviWebTv - sabato 15 febbraio 2020
Via san Martino sterrata. Al centro il grande opificio, a sinistra san Rocco e a destra la masseria recentemente interessata da un intervento di sostituzione edilizia
Via san Martino sterrata. Al centro il grande opificio, a sinistra san Rocco e a destra la masseria recentemente interessata da un intervento di sostituzione edilizia © Aurelio Miccoli

L’espansione urbanistica del paese, dalla fine dell’Ottocento, determinò nella zona Sargella un grande borgo di carattere residenziale che aveva come limite naturale il tracciato della ferrovia (1868) e il suo passaggio a livello. Al di là del quale la strada per Laterza saliva verso san Martino e quella per la grande stazione ferroviaria deviava a sinistra. Il resto era campagna dove i nostri concittadini trovarono naturale collocare i cosiddetti insediamenti produttivi, quelli che a partire dal 1971 furono disciplinati da norme di legge e che ora trovano posto nella zona del cosiddetto piano PIP su via Taranto. Si trattava di attività microindustriali e artigianali che si svilupparono in quell’intorno e che qualcuno ancora ricorda.

Tra l’ex passaggio a livello e via Sacro Cuore c’era il Tabacchificio, centro di raccolta e lavorazione di tutto il prodotto coltivato nelle pianure (verso la marina) castellanetane e ginosine. Produzione stagionale affidata a famiglie di migranti temporanei, provenienti dal Salento, che, dopo un elaborato processo, veniva sistemata in grandi balle e mandata al tabacchificio.

Poi quei grandi capannoni diventarono sede del Consorzio Agrario.

Dalla parte opposta di via Stazione all’angolo di via San Martino, il deposito (e vendita) di carburanti e lungo la strada la fabbrica del ghiaccio, prodotto in stecche grandi e lunghe molto utili per le ghiacciaie alimentari in tempi in cui non c’erano ancora i frigoriferi. L’avvento di quest’ultimi rese inutile quella produzione e quel fabbricato, ristrutturato, diventò mulino. Macinava cereali per conto terzi ma vendeva anche i suoi prodotti al dettaglio.

Tutt’intorno solo campagna, coltivata a vigneti. Dalla parte opposta di via San Martino più in alto, all’altezza della casa cantoniera, si consolidò una fornace per la produzione di mattoni di argilla che nei dintorni non mancava.

Invece vicino alla sede ferroviaria, prima della galleria San Rocco, decenni prima aveva trovato posto il cosiddetto “stabilimento”.

Come dimostra una bella fotografia dell’epoca si trattava di un grande opificio sul quale svettava una lunga ciminiera per l’emissione di fumi. Molti ricordano che quel complesso, dopo che furono sospese le lavorazioni industriali, fu adibito per anni ad alloggi popolari.

Ma nessuno ricorda più cosa si producesse in quei capannoni.

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I commenti degli utenti
  • Tommaso Valente ha scritto il 15 febbraio 2020 alle 17:23 :

    Ricapitolando: a Castellaneta, in anni che io appena ricordo, erano presenti attività industriali come una fabbrica di mattoni; una fabbrica di ghiaccio; l'attività della lavorazione del tabacco; un deposito e distribuzione di carburanti con dimensioni importanti; ed altre attività come la lavorazione delle mandorle; aziende di trasporto di cose e persone ed altre aziende minori alimentate dall'intelligente lavoro del privato. Immaginiamo cosa sarebbe potuta diventare Castellaneta oggi se fosse stata la possibilità a quelle aziende di crescere sul nostro territorio anziché emigrare, come è successo ai Fratelli D'Elia che andarono a Taranto per realizzare una produzione confacente alle alle richieste del mercato e a Nicola Maldarizzi che dovette emigrare a Gioia del Colle. Rispondi a Tommaso Valente

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