CastStory: San Nicola non abita più qua

Aurelio Miccoli CastStory
visibility436 - ViviWebTv - mercoledì 02 dicembre 2020
Castellaneta, via Roma, san Nicola, opera a gessetti colorati di anonimo artista di strada
Castellaneta, via Roma, san Nicola, opera a gessetti colorati di anonimo artista di strada ©

E’ noto che il 6 dicembre si festeggia la ricorrenza onomastica di San Nicola, già vescovo di Myra (Turchia), patrono della Città e della Diocesi di Castellaneta.

Un santo taumaturgo, venerato nel Medioevo quando era uno dei santi più popolari del cristianesimo. San Nicola è protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri, defraudati e bambini (Santa Klaus).

Molto venerato a Castellaneta almeno dall’istituzione della Diocesi (1088) con la titolarità della chiesa Cattedrale. Ma anche di altre chiese del territorio cittadino che dimostrano la forte adesione al culto nicolaiano.

Nel secolo XVI sono infatti testimoniate, oltre la Cattedrale, le chiese di san Nicola di Mendonio, san Nicola dei Greci e san Nicola le chiancarelle (o de Plancarellis o dili Chiancarelli)). Le prime due alla fine del ‘500 erano malmesse e furono dal vescovo sconsacrate. La terza, che era in ogni caso una chiesa in cripta, cioè sottoposta, sovrastata da alcuni corpi di fabbrica, sembrava essere in buone condizioni, officiata e dotata di un beneficio costituito da un certo numero di beni immobili e da vari censi attivi.

Nel tempo però si è persa anche quella e soltanto qualche decennio fa fortuitamente ritrovata sotto il palazzo Catalano, dal lato di via Carrare.

A giudicare da quel che resta degli ambienti ipogei, ottenuti per escavazione, si tratta di una vasta aula rettangolare divisa in tre navate da robusti pilastri a croce che sostengono archi a tutto sesto ben rifiniti, in un ambiente insolitamente alto. Il soffitto è piano e in alcuni punti articolato da finte travature. Tuttavia la leggibilità è assolutamente compromessa da interventi di sovrapposizioni murarie e dannosissime rastremazioni di pilastri, essendo stati gli ambienti destinati, nei secoli, ad usi impropri (vedi depositi oppure palmento per la produzione del vino).

Restano decorazioni pittoriche, soprattutto nei sottarchi, ma molto lacunose e francamente poco leggibili. Su uno dei pilastri una decorazione iconica che sembra rimandare a san Leonardo.

Ma la cosa più sorprendente è costituita dai resti di un affresco posto in alto su una parete laterale. L’affresco, di difficile lettura, faceva parte di una composizione molto più vasta, per la maggior parte andata perduta. Nella porzione destra raffigura uno dei miracoli più noti nell’agiografia nicolaiana. La leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne (episodio per il quale è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini). Ebbene, seppure a fatica (ma ho cercato di facilitarvi la visione con linee guida colorate), sul dipinto si legge la figura di un uomo vestito di scuro (e una scritta lo definirebbe DOMINUS USURPATOR) che da un tino estrae un bambino per consegnarlo a san Nicola che è di fronte a lui in abiti vescovili (mitria). Un altro bambino è, molto probabilmente, sul braccio (sinistro) del santo e il terzo è, forse, a terra salvo e zompettante, proteso verso il santo stesso che l’ho ha salvato. Il terzo bambino potrebbe però far parte della folla di fedeli osannanti ai piedi del santo.

In che condizioni è oggi questa cripta? Non chiedetelo a me.

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