CastStory: Il vecchio tracciato ferroviario

Aurelio Miccoli CastStory
visibility896 - ViviWebTv - sabato 19 giugno 2021
1 Il vecchio tracciato ferroviario e la memoria
1 Il vecchio tracciato ferroviario e la memoria ©

Non vediamo l’ora di poter utilizzare la nuova pista ciclabile. 

Da quanto leggiamo, stanno procedendo spediti i lavori per la realizzazione di una pista ciclabile sull'ex tracciato ferroviario, lunga oltre 7 km, dal ponte ferroviario in via Taranto sino a San Basilio, al confine comunale con Mottola. 

E’ il sogno di molti l’idea di muoversi nella campagna nostrana con la bicicletta, in sicurezza su una pista dedicata, per quell’attività ludico-sportiva che ancora ci manca.

Quando potremo farlo ne apprezzeremo i vantaggi ma ci dimenticheremo la vera natura di quel percorso che segnò, circa centocinquanta anni fa, l’inizio del progresso nel nostro territorio. Era il 1868 e il treno rappresentò una vera rivoluzione nei trasporti e quindi nelle relazioni umane.

Per questo si dovrebbe avere a mente la realizzazione di un luogo della memoria ferroviaria. 

Se non proprio un museo almeno un memorial di un’importante fetta del nostro passato. Per ricordare mezzi e situazioni ormai dimenticate. 

Qualcuno ancora ricorda le nuvole di vapore che avvolgevano le locomotive, i tender sempre carichi di carbon fossile (il carburante di allora), la famosa terza classe, le fontane alte, la segnaletica a bandiera, gli scambi ferroviari e i caselli sulla linea. 

A questo scopo, e naturalmente con il senno di poi, sono sfuggite ben due occasioni. Prima la grande e bella stazione di Castellaneta campagna che incredibilmente non esiste più, poi la stazione di Castellaneta città (operativa fino al 1997), diventata un fabbricato ibrido a destinazione residenziale.

Il memorial avrebbe il merito di tramandare ai posteri anche il ricordo di tutti gli uomini che, in un modo o nell’altro, parteciparono a realizzare il nostro progresso, dedicando la propria vita a consentire il trasporto di uomini e merci: quelli che viaggiavano sui treni, quelli che li facevano viaggiare e quelli che sorvegliavano la linea. 

Molti di loro sono dimenticati, assorbiti nella routine di un generoso lavoro per gli altri. 

Alcuni invece già presenti nei libri di storia locale, come l’ing. Pierre Philibert Barbin, nonno materno di Rodolfo Guglielmi Valentino, venuto dalla Francia a dirigere i lavori di costruzione dei ponti metallici sulle gravine, oppure (per esempio) il signor Alfonso Elia, un grande capostazione che nelle vicende finali della seconda guerra mondiale seppe far fronte, con carisma eccezionale, ai dispotici soldati tedeschi che di fatto requisirono con violenza la stazione di Castellaneta e l’intero impianto.

Poi però per la memoria possiamo fare di più, aggiungendo un ricco programma figurativo di street art sul tema, disseminato lungo il percorso, in spazi prescelti. Qualcuno ha cominciato.

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